
8 settembre 1943, Portoferraio (LI), Isola d’Elba. Il Comandante della Capitaneria di Porto era in quel momento un Ufficiale molisano, il Maggiore Giuseppe Massimo, nato a Bojano (CB) il 12 maggio 1895, da Vincenzo e Alfonsina Nardone. In quei giorni drammatici dopo il noto armistizio, sarà proprio lui, tra i primi, a dire un secco “no” ai Tedeschi, favorendo l’azione locale di resistenza che si sviluppava nell’isola, insieme al suo segretario Rodolfo Vona. Ma andiamo con ordine e diciamo che il 16 settembre avvenne un terribile bombardamento della città medicea e napoleonica, con l’azione dei terribili aerei Stuka germanici, che provocarono un centinaio di morti e ampia distruzione del centro storico. Seguì un consistente lancio di parà per l’occupazione dell’Isola. Il Maggiore Massimo, dopo aver coordinato al meglio gli aiuti alla popolazione civile, fece portare al sicuro carteggi e documenti militari, soprattutto allo scopo di ostacolare l’identificazione del personale ed impedirne l’arresto e la deportazione. Poi, con una piccola barca a motore, insieme a Vona che lo aveva forzato a fuggire, si allontanò zigzagando in mare sotto il fuoco delle mitragliatrici tedesche. Arrivò in un punto della costa elbana chiamato i Mangani, dove trovò rifugio per qualche tempo presso persone di fiducia. Riuscì poi a raggiungere il continente e la famiglia a Firenze. Qui, i Tedeschi lo arrestarono e lo deportarono. Trovò la morte nel campo di concentramento di Gusen I, uno dei tre “sottocampi” di Mauthausen, negli ultimi giorni del marzo 1945: in una camera a gas, come riportato e documentato in un atto notarile del dopoguerra. Rodolfo Vona riuscì invece a scappare dall’isola e si aggregò alla 52° Brigata Partigiana, continuando attivamente nella lotta di Liberazione, con il nome di battaglia di Varo. A Portoferraio (LI), ora il molo principale del porto è il “Pontile Massimo”. Da decenni dedicato allo sfortunato ed eroico Ufficiale molisano. Più recentemente, nel 2015, il 10 giugno alle ore 12, grazie all’impegno ed alla determinazione del “Circolo Culturale ‘Sandro Pertini’ dell’Elba”, è stato posto in suo ricordo, anche un cippo granitico con targa (nella foto), con una solenne cerimonia alla presenza delle autorità civili e militari. Un evento a perenne memoria di chi, con l’estremo sacrificio della vita, trovò la forza di opporsi alla dittatura nazi-fascista.
Presidente e addetto stampa del Circolo “Pertini”, era al tempo della manifestazione, Stefano Bramanti, docente e giornalista, attento studioso delle vicende connesse alla Resistenza ed altresì legate all’importante figura di Sandro Pertini; Bramanti scoprì anche la vicenda del Maggiore Massimo, vicenda sulla quale sono tuttora in corso specifici studi e scrupolosi approfondimenti, oltre che dallo stesso Bramanti, anche dai giornalisti Marco Di Milla (Luogotenente Guardia Costiera) e Giampiero Cazzato.

Ed ecco che Bramanti ci spiega in dettaglio come ha trovato notizie sull’eroico personaggio molisano: «Sono venuto a conoscenza della vicenda del comandante Massimo grazie a Mario Castells, che 99 enne ci ha lasciati nel 2016, un anno dopo questa importante inaugurazione del cippo posto alla radice del Molo, presenti anche i miei studenti e colleghi della scuola media Pascoli. Mario insieme a me ed altri è stato fondatore del Circolo culturale Pertini, e mi raccontò del bombardamento del 16 settembre del ’43, in quanto lui era presente essendo allora marinaio proprio agli ordini del Comandante Massimo. L’ufficiale aveva ordinato a Mario di avvisare tutte le postazioni militari sulla costa elbana, di essere pronti perché il bombardamento tedesco era imminente. Ma non fece a tempo a completare la sua missione perché gli Stuka arrivarono all’improvviso e sganciando bombe fu morte e distruzione. Mi descrisse ogni dettaglio di quel giorno tremendo: lui stesso corse verso il centro della città cercando di aiutare delle persone a uscire dalle macerie dei palazzi crollati, insieme ad altri sopravvissuti. Poi fuggì, come tanti altri, per non finire sotto il dominio dei tedeschi che si erano impadroniti dell’isola. Si rifugiò anche lui in una spiaggia della costa nord dell’isola, ai Mangani, e in quel luogo segreto incontrò di nuovo il comandante Massimo. Ma dopo non molto l’ufficiale trovò il modo di raggiungere via mare Piombino e quindi Firenze, dove raggiunse la famiglia. Ma poi fu catturato dai nazisti e la morte lo attese nel lager di Mauthausen nel 1945. Ho poi avuto anche l’onore di parlare con Anna, la figlia del Comandante Massimo e l’ho anche incontrata a Firenze. Mi ha ringraziato per quella iniziativa in onore di suo padre e la cerimonia del 10 giugno 2015, fu attuata di intesa con l’allora comandante del Porto, Emilio Casale e ovviamente fu presente il sindaco di Portoferraio Mario Ferrari. Partecipò anche il nipote del Maggiore, Francesco Massimo, che abita a Firenze e fu dei nostri anche la dottoressa Grazia Vona figlia del segretario, braccio destro, di Massimo. Recentemente ho scoperto che i documenti militari il comandante Massimo li fece nascondere sotto il palco del Teatro dei Vigilanti di Portoferraio e furono ritrovati, durante il restauro di qualche anno fa, di tale edificio, che si trova nel centro storico in Piazza del Carmine, ma purtroppo tali documenti sono andati perduti. Giuseppe Massimo e Vona, quindi, due grandi personaggi che hanno segnato la storia isolana».
Antonio Lanza
Fonti consultate:
Ministero della Cultura – Portale Antenati – Stato Civile
“Circolo Culturale ‘Sandro Pertini’ dell’Elba” –
“IL TIRRENO” – edizione del 27.01.2024 – articolo storico di Stefano Bramanti
Giornalista Enzo Colozza – Bojano (CB) – Archivio privato